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Cibo: le prelibatezze di Valsamoggia

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Percorsi: scopri Valsamoggia
marzo 3, 2016

"IL" GNOCCO FRITTO

Il gnocco fritto (e non "lo gnocco" come vorrebbe la lingua italiana) è un prodotto alimentare tipicamente emiliano, che trova nella Valle del Samoggia una delle zone a più alta densità di ristoranti specializzati. Nel resto della provincia di Bologna viene chiamato crescentina (nome che, tanto per complicare le cose, nella montagna modenese indica la tigella). Farina di frumento, sale, strutto e lievito sono gli ingredienti: il gnocco che si ottiene impastandoli viene fritto, secondo la tradizione, in abbondante strutto bollente. In un attimo si gonfia ed è subito pronto per essere gustato con i celebri, ma mai sufficientemente celebrati, salumi bolognesi. La Sagra del gnocco fritto è diventata in pochi anni un appuntamento di grande attrazione. È nel Guiness dei primati per il gnocco fritto più lungo mai preparato.

IL BORLENGO

Il borlengo o burlengo è una specie di crèpe molto sottile e croccante preparata a partire da un impasto liquido estremamente semplice (è un tipico cibo povero), a base di acqua (o latte), farina, sale e talvolta anche uova: questo impasto è detto colla. Il ripieno tradizionale, detta "cunza", consiste in un battuto di lardo, aglio e rosmarino, oltre ad una spolverata di Parmigiano. Il borlengo si serve molto caldo e ripiegato in quattro parti. Molti paesi della zona di produzione (vedi oltre) rivendicano la paternità di questo alimento, la cui origine è decisamente antica: i primi documenti certi risalgono al 1266, ma c'è chi ne situa la data di nascita addirittura nel Neolitico!
Per alcuni il borlengo sarebbe il risultato di uno scherzo ad una massaia che, con acqua e farina, stava preparando il tradizionale impasto per le crescentine da cuocere nelle tigelle (piccole pietre in mezzo alle quali, un tempo, i dischi di pasta erano accostati al fuoco del camino). La donna, trovandosi l'impasto per il cibo quotidiano allungato eccessivamente dall'acqua, non pensò di buttarlo via, ma provò a ricavarne ugualmente qualcosa di commestibile e ci riuscì.
Alcuni storici ritengono che il nome derivi da burla, e risieda nel fatto che il borlengo è un alimento molto voluminoso, ma in realtà molto leggero perché la pasta è sottilissima.
Quello che oggi viene considerato un antipasto, una volta costituiva un vero e proprio pasto. I borlenghi nascono dallla cucina povera del modenese e sono considerati una delle specialità della cucina dell'Emilia Romagna. Una ricetta che sarà più buona se utilizzate degli ingredienti genuini.

IL PIGNOLETTO

Pignoletto è il nome del vitigno autoctono da cui si ottiene questo vino unico, delizioso ed esclusivo: è giustamente considerato il "Re dei Colli Bolognesi".
Il vino ha un bel colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini e il profumo delicato, fruttato e intenso dei fiori di biancospino, dal sapore secco, armonico, asciutto e abbastanza persistente; inoltre è fresco di acidità.
Viene prodotto in varie tipologie: fermo, con caratteristiche e tipicità inalterate, frizzante a fermentazione naturale oppure spumante, con metodo Charmat a rifermentazione termo-regolata in autoclave o Classico con rifermentazione in bottiglia; superiore con gradazione alcolica naturale delle uve del 12% vol.
La produzione delle uve, la vinificazione e l'imbottigliamento devono avvenire nella zona tipica del comprensorio in bottiglie del tipo "bordolese a spalla alta" con tappo raso in sughero e l'indicazione in etichetta dell'annata di produzione delle uve. La tipologia Frizzante può essere messo nella bottiglia appositamente studiata e prodotta per il Consorzio dei Colli Bolognesi.
La tipologia frizzante è un ottimo aperitivo in quanto fruttata, delicata e leggera, è perfetta con antipasti all'italiana, di pesce e tigelle, verdure e uova. La tipologia ferma, sia Superiore che Classica è da tutto pasto, ma soprattutto con carni bianche e formaggi freschi che ne valorizzano le caratteristiche.
Apprezzabile in ogni occasione poiché allieta qualsivoglia incontro e, per coglierne appieno la tipicità, si consiglia di degustarlo giovane, stappando al momento a 8°-10°C.

I TORTELLINI

I tortellini sono la preparazione più famosa in Italia e nel mondo nella categoria delle paste ripiene.
Il nome di tortellino deriva dal diminutivo di tortello, dall'italiano torta.
L'odierno tortellino è vero similmente l'erede relativamente recente di una lunga progenie nata in un ambiente povero per "riciclare" la carne avanzata dalla tavola dei nobili ricchi.
Al giorno d'oggi è possibile reperire tortellini confezionati in ogni parte del mondo, soprattutto dove le comunità italiane hanno una certa importanza. I tortellini confezionati "freschi" hanno normalmente una durata di sette settimane. I tortellini in brodo sono spesso serviti nel menu di Natale.
Sull'origine di questo piatto esistono diverse leggende, una tra queste fa nascere questo piatto a Castelfranco Emilia ad opera del proprietario della locanda Corona, il quale, sbirciando dal buco della serratura della stanza di una nobildonna sua ospite e rimasto tanto colpito dalla bellezza del suo ombelico, volle riprodurlo in una preparazione culinaria.
Un'altra variante della storia trae spunto dalla Secchia Rapita del Tassoni e racconta di come ai quei tempi, una sera dopo una giornata di battaglia tra bolognesi e Modenesi, Venere, Bacco e Marte trovarono ristoro presso la locanda Corona. La mattina seguente Marte e Bacco si allontanarono dalla locanda lasciando Venere dormiente; questa, al risveglio, chiamò qualcuno e il locandiere che accorse la sorprese discinta e rimase tanto impressionato dalle sue splendide forme che tornato in cucina con ancora in testa ciò che aveva visto, strappò un pezzo di sfoglia, lo riempì e ripiegò dandogli la forma dell'ombelico della dea.